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La cultura umana, la tecnica di frantumazione ed il consumo dei cereali sono strettamente legate fin dall’inizio al problema della nutrizione.
“ Ecco io vi do tutte le erbe che producono seme, che sono sopra tutta la terra e tutti gli alberi fruttiferi che fanno seme. Queste cose vi saranno per cibo.” (Genesi 1, 29).
L’evidenza biblica è confermata dallo stesso scienziato Charles Darwin secondo cui le piante sono il mezzo alimentare più antico diversamente dalla carne che non è mai stata l’alimento principale.
Gli uomini primitivi non hanno conosciuto attrezzi per frantumare il grano poiché avevano mandibole talmente forti da rompere anche le noci. Solo in seguito, quando la forza della mandibola retrocesse ed aumentò l’intelligenza, l’uomo si avvalse delle pietre per frantumare il grano.
Le prime notizie precise risalgono ai Sumeri, popolo che per primo si affacciò alla storia verso il 4.000 a. C. . Nella loro città, il tempio, che era sempre vicino al palazzo reale, fungeva da deposito delle granaglie raccolte ed il Grande Sacerdote ne era il custode.
I primi mulini a mano preistorici consistevano di un piatto di roccia di grande resistenza sul quale veniva sparsa una manciata per volta di frumento. I chicchi venivano frantumati con altra pietra dura, focaia, di forma rotondeggiante o piatta.
Evolutivamente, dalle prime pietre si passò ad un rudimentale mortaio composto da un trogolo e da un pestello, sistema ancora in uso in Africa e nelle popolazioni primitive.
Il sistema, in verità grossolano, venne migliorato dagli Egiziani che incominciarono a ripassare su un contenitore piano e cilindrico, i granuli più grossi, in modo da ridurli e poter usare il prodotto così ottenuto anche per i bambini.
Il primo tentativo, tuttavia, di sfruttare il movimento rotatorio di due pietre circolari sovrapposte, di cm. 30 c. a., chiamate mole, fu realizzato dai greci, nel 3000 a. C. .
Bisognerà aspettare le nobili capacità dei Romani, però per poter parlare di vera e propria tecnica artigianale della “attività molitoria”.
Presso gli Egiziani, i Greci e i Romani, i mulini erano mossi principalmente da animali, ma anche da schiavi, cittadini poveri, delinquenti condannati.
I mulini ad acqua furono un’invenzione del bacino orientale del Mediterraneo, la loro esistenza risale al I sec. a. C. . Durante il tempo di Ottaviano Augusto, gli stessi, come ci tramanda Plinio, furono ampiamente costruiti a Roma sfruttando ruscelli e corsi d’acqua.
Nel III e IV secolo d. C. , vi erano dunque, tre tipi di mulino: mulino a mano ( molae manuarie), mulino ad animale (molae iumentariae) e mulino ad acqua (molae acquariae).
Anche Leonardo da Vinci, vegetariano, studiò i mulini ad acqua in ogni dettaglio.
Quasi tutti i mulini con tramoggia, alla fine del secolo XVIII, erano ad acqua, esclusi quelli olandesi le cui pale delle ruote venivano azionate dal vento.
Nella prima metà del XIX secolo, si raggiunse l’optimum delle cognizioni tecniche in materia di mulini e si ottennero i massimi risultati con le macine per mulini a pietra.
Tra le novità introdotte, da evidenziare l’impiego di macine di quarzo più dure e capaci di reggere l’aumento della capacità di rotazione, la costruzione di parti in ghisa e acciaio al posto del legno, l’utilizzo di energie alternative come il vapore e l’elettricità.
Il passaggio dalle macine a pietra al mulino a cilindri, nel XIX secolo, avvenne per l’appunto grazie all’invenzione della macchina a vapore e alla scoperta dell’elettricità.
Il cereale non viene più schiacciato e “confricato”, ma passa attraverso coppie di cilindri rotanti di ghisa dura. In tal modo viene realizzato un prodotto più raffinato, riducendo il surriscaldamento delle farine e, conseguentemente, il loro deterioramento.
Oggi, nell’industria alimentare, per mulino si intende l’intero impianto di trasformazione del frumento in sfarinati.
Detto ciò è interessante notare che tre erano le persone che potevano e possono portare il camice bianco: i sacerdoti, i medici e i mugnai.
Questi ultimi considerati quasi inventori, stregoni per le capacità di sfruttare le eccezionali risorse della natura.
Il Molise, la nostra regione, vanta un’antica tradizione molitoria in quanto, non solo mix straordinario di combinazioni che lo rendono uno "scrigno di inedite bellezze” ed un “rifugio di tranquillità”, ma anche terra in cui la natura ha un’importanza decisiva.
Il clima tipico Molisano, inoltre, continentale all’interno e mite in prossimità della costa lo rende il luogo ideale per la coltivazione dei cereali.
Lo stretto rapporto tra il grano ed il Molise è testimoniato anche dall'antico stemma di questo territorio che, nei secoli passati, aveva come insegna una ghirlanda di spighe di grano in un campo vermiglio, a denotare l'abbondanza e la fertilità delle sue biade. L'effige del grano, come simbolo del Molise, si riscontra anche in una storica citazione che definisce tale regione il Granaio del Regno di Napoli.
In questa terra, dunque, la coltivazione dei cereali è sempre stata talmente significativa da avere la sua manifestazione “araldica” nell'insegna frumentaria, la stessa che oggi identifica lo stemma della Provincia di Campobasso.

 

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